Capitolo VI. In Età medievale si ha notizia di vestiti che grazie ai motivi decorativi che li ornano o al colore permettono di identificare i membri di una famiglia e addirittura parentele: nel 1343, ad esempio, varie donne sposate con uomini della famiglia fiorentina degli Albizzi, in alcuni casi residenti in zone diverse della città, hanno mantelli di stoffa bianca ricamati con foglie di vite e grappoli d’uva color rosso sangue111. Durante l’Età moderna quest’usanza, la cui diffusione resta comunque da accertare, sembrerebbe perdersi. Almeno in un caso l’appartenenza familiare continua però a venir espressa attraverso l’abbigliamento. Per tutta l’Età moderna, infatti, la nobiltà «marca i suoi uomini». Certo non a fuoco. Ma, appunto, con il vestito. La livrea segnala all’esterno che la persona che la indossa è un servitore, e indica anche – a chi conosce il codice per interpretarla – chi sono i suoi padroni. La livrea fornisce anche altre informazioni: la ricchezza dei materiali e degli accessori indica la ricchezza di quest’ultimi. Inoltre, eventi specifici della vita della famiglia padronale – battesimi, matrimoni, funerali – possono essere segnalati attraverso di essa. Le livree, insomma, rappresentano una sorta di media grazie ai quali tali eventi possono venir resi pubblici. Attraverso le livree i servitori divengono dei «mezzi di comunicazione». Le livree «mandate fuori» in occasione delle nozze spesso segnalano l’unione degli sposi112. Nei corredi delle donne dell’élite fiorentina del Rinascimento ci sono anche doni per i servi del marito, tra i quali calze con i colori del padre della sposa: nei giorni delle nozze le gambe dei domestici rendono evidente l’alleanza matrimoniale tra le due famiglie113. Dopo il matrimonio, tuttavia, i vestiti dei domestici possono costituire un indicatore dello stato dei rapporti tra i coniugi. Un caso specifico ci permette di capire in che senso. A Bologna, a fine Seicento, il senatore Barbazza viene abbandonato dalla moglie a causa della sua relazione con un’altra gentildonna. Il Barbazza si rivolge allora al suocero affinché la donna torni al tetto coniugale, ma questi gli risponde che ella non solo non intende tornare a casa, ma sta anche «disponendo di porsi all’ordine per far la sua figura, con aprir casa propria [...] e por fuori nuova livrea totalmente differente da quella del marito». Barbazza reagisce furiosamente all’intenzione della moglie di sancire la divisione e di costruirsi agli occhi della gente, attraverso l’abbigliamento della servitù, una propria identità separata: se la vedrà per strada accompagnata da servi «con altra livrea che non con la sua» – tuona – se ne pentirà114. Vari studi hanno messo in evidenza come trasformazioni che datano almeno dal Seicento (la crescita dell’economia urbana, la diffusione di mode che confondono le distinzioni sociali ecc.) rendano solo parzialmente utilizzabile il concetto di un Ancien régime «vestimentario» caratterizzato da inerzia e immobilità, dalla perfetta coincidenza tra vestito e posizione sociale, da una volontà di controllo che si esprime in leggi suntuarie e altre norme relative all’abbigliamento. In effetti alla vigilia della Rivoluzione, ciascuno, almeno in Francia, nella scelta dei vestiti insegue le mode o cerca, compatibilmente con le sue disponibilità economiche, di realizzare i suoi gusti. «Quale fu il loro stupore nel vedermi vestito a nuovo e molto bene, con un orologio di similoro che credettero oro puro, fibbie d’argento alle scarpe e alle giarrettiere e nastri al cappello che avevo fatto fare a Lione», scrive il solito Ménétra fiero dell’impressione suscitata dai suoi acquisti in suo padre e negli amici di quest’ultimo115. Proprio la livrea, tuttavia, rappresenta una delle declinazioni «vestimentarie» dell’Ancien régime ancora estremamente usata e diffusa. Ne sono ben consapevoli i rivoluzionari, che dell’Ancien régime cercano di fare piazza pulita ad ogni livello. Esplicitando, attraverso l’accorpamento, l’intrinseco nesso che da secoli faceva sì che il potere delle famiglie aristocratiche venisse espresso anche rendendo visibile all’esterno l’appartenenza di un certo servo alla loro casa, il 19 giugno 1790 vennero aboliti – con un’unica mozione – nobiltà ereditaria, titoli, blasoni e livree. Rendere illegali le livree, aveva sostenuto l’abate Maury nel corso del dibattito, significava colpire al cuore la nobiltà116. La volontà di creare cittadini liberi e indipendenti portava all’eliminazione dei mezzi con cui era stata tradizionalmente sancita all’esterno l’appartenenza familiare. In seguito si arriverà a proclamare solennemente la libertà di abbigliamento: l’8 brumaio anno II, cioè il 29 ottobre 1793, si stabilirà che essa è un diritto fondamentale117. |