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Lorenzo Braccesi - Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria


Le guerre persiane tra poesia e memoria

Arrivano i barbari



Nella memoria collettiva degli antichi e nella memoria riflessa dei moderni le guerre persiane – più ancora che sulla vittoria ateniese di Maratona – si concentrano soprattutto sui grandi conflitti panellenici combattuti, nel 480 a.C., alle Termopili e a Salamina, cioè sugli eventi della seconda guerra persiana, che hanno per corollario gli scontri di Platea e di Micale nell’anno successivo. Ed è per questa ragione – considerata anche la documentazione in nostro possesso – che in questo libro ci concentreremo sulla narrazione e sulla celebrazione, in esaltanti scritture poetiche, delle epiche gesta della confederazione ellenica contro la soverchiante armata di terra e di mare approntata dal Gran Re Serse per asservire le comunità greche che gli si opponevano.

Le testimonianze letterarie che ci accompagneranno nell’indagine rimandano a testi poetici noti e meno noti, dagli epitaffi di Simonide – o a Simonide attribuiti – ai Persiani di Eschilo, dall’omonimo dramma di Timoteo all’Alessandra di Licofrone. Scritture epiche o liriche cui altre vanno aggiunte non meno suggestive per carica emotiva, seppure pervenuteci in forma anonima, come le profezie di marca delfica e le commemorazioni su pietra. Le gesta ivi ricordate, o pubblicamente celebrate per edificazione della posterità, hanno per protagonisti gli Spartani alle Termopili e gli Ateniesi a Salamina, mentre scarse sono le testimonianze relative ad altre genti che pure combatterono al loro fianco.

Il principale problema che, in corso d’opera, si è presentato all’autore è quello delle traduzioni da proporre al lettore. Quelle a sua disposizione erano fin troppo dissimili tra loro per stilemi di scrittura, per epoca di composizione e per adozione di rese espressive. Ciò che l’autore voleva, non l’ha trovato, giacché cercava traduzioni con un qualche andamento ritmico che le distinguesse dalla prosa, e tra loro non troppo disomogenee. E così è ricorso a una propria ‘rivisitazione’ dei luoghi poetici analizzati nel libro, alternando nella fatica due tra i più discorsivi versi della metrica italiana: l’endecasillabo e il settenario.

I testi presi in considerazione hanno rivelato la perenne vitalità di alcuni temi celebrativi o le insospettate, seppure talora inconsapevoli, radici classiche di alcune note canzoni patriottiche che tutti abbiamo nell’orecchio. Ragione che ha spinto non solo ad approfondire la ricerca, ma addirittura a dedicargli la seconda parte del libro, dove si spiega al lettore come il tema risorgimentale della vittoria dei vinti risalga alla celebrazione delle Termopili, come sempre alla memoria delle Termopili si ispiri la celebrazione risorgimentale dei ‘trecento’ immolatisi a Sapri o dei partigiani ricordati nelle parole di uno sventurato cantautore ligure, come l’inno garibaldino “si scopron le tombe” abbia un precedente in un epigramma greco, come la costruzione simbolica della ‘idra straniera’ riconduca all’armata di Serse, come, infine, la triplice associazione del fiore della morte e della libertà, che rivive nella più celebre canzone della Resistenza, abbia essa pure una radice antica. A lato del paradigma terrestre dei caduti alle Termopili c’è quello della vittoria marinara di Salamina, il quale con la modernità ha certamente minori connessioni di carattere popolare, ma, al pari della memoria della battaglia di Micale, più intense strumentalizzazioni di connotazione propagandistica, come ad esempio la sovrapposizione di immagine tra Temistocle e Nelson, o l’equiparazione tra Persiani e Turchi, entrambi nemici e antagonisti della civiltà dell’Occidente, o la spericolata politicizzazione di “giovinezza, giovinezza” alle origini un semplice e innocuo canto goliardico.

Queste, talora inaspettate, proiezioni dell’antico, ospitate nella seconda parte del libro, hanno per riferimento la poesia – e più spesso la versificazione – italiana, che, per operare una scelta, abbiamo limitato a ‘campioni’ selezionati nell’ambito della produzione letteraria dell’Ottocento, non escludendo – presentandosi il caso – qualche incursione nel secolo successivo. Non c’è però scelta che non conosca eccezioni. Le nostre si limitano alla pagina di tre poeti stranieri: Hölderlin, Kavafis e Pound. I primi perché i loro componimenti su Salamina e sulle Termopili sono imprescindibili per l’intelligenza di due temi guida di questa ricerca, e nel caso di Hölderlin perché, negli autori successivi, la sua scrittura poetica è fonte di ispirazione e di imitazione talora confusa con la stessa parola dell’antico. Il terzo, Pound, giacché un suo solo singolo verso, seppure suggerito da un’ideologia distorta, sintetizza in forma mirabile l’intera problematica alla base delle nostre pagine.

Ovviamente ogni selezione di materiale ha i suoi limiti, o poteva essere in altre direzioni orientata, ma questo è il condizionamento strutturale di qualsiasi scelta. Chi scrive ne avverte tutto il peso.


Lorenzo Braccesi, Arrivano i barbari. Le guerre persiane tra poesia e memoria



Lorenzo Braccesi è stato professore ordinario di Storia greca nelle Università di Torino, Venezia e Padova.

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